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Padrona e despota

Giacomo Leopardi in un ritratto giovanile, di A. Ferrazzi, Recanati, casa Leopardi.


 

«Inasprito il carattere dalla solitudine e dalla salute cagionevole, tutto egli volgeva in tragedia» scrive De Sanctis di Giacomo Leopardi.
E per non accusare il padre di dappocaggine e la madre di dispotismo, Muccio[1] se la prendeva col destino, col fato, col «brutto potere ascoso». Si sfogliava cosí l’albero della gloria a cui aveva tanto anelato, e cominciava l’inesorabile declino delle illusioni: il passaggio dal pessimismo materialistico al pessimismo cosmico...
Si dice che la contessa Adelaide non strinse mai a sé i figli, e al mondo ne mise dieci, sei dei quali morirono in tenerissima età.
Non riuscí a trovare il tempo per le carezze materne , tesa anima e corpo a riassestare il patrimonio familiare che per l’inettitudine del conte Monaldo navigava in assai cattive acque.
Paolina scrisse che «Ben presto la gonna della madre si intrecciò con le gambe del padre, sí che egli non riuscí piú a districarsene.»
Prossima ai quarant’anni, l’austera e bigotta contessa non volle piú sapere di “giochi” sotto le lenzuola, nauseata dalle dodici gravidanze che si erano susseguite a distanza di un anno o poco piú l’una dall’altra , assoggettandosi cosí a un’astinenza assoluta quando una donna può dare ancora molto di sé.
Madre e moglie esemplare, che Dio l’abbia perdonata.
 

Antonio De Angelis

Castro dei Volsci (Frosinone)


 

[1] Nomignolo col quale in casa chiamavano Giacomo, prima che gli venisse la gobba.

 

 

 

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