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Nomen omen: sarebbe troppo
facile trarre auspici favorevoli, in questo caso, da un nome
emblematico qual è quello del poeta che inaugura la collana
“giovane” delle Edizioni EVA… ma i “fermenti” positivi ci sono, in
questo esiguo (e non esile) mannello di testi che compongono
Scrutando l’orizzonte; ci sono e permettono di salutare l’opera
prima di Michele Fascino appunto come “prima” – con l’augurio cioè
che ce ne siano altre, dopo. Non sempre vale la pena: ci sono autori
più o meno giovani che mettono insieme una raccolta di riflessioni o
confessioni più o meno liriche e ne fanno un libro, e lo pubblicano.
Nulla di male, se non volessero essere considerati poeti all’inizio
di carriera, e non soltanto autori di quel libro. E ci sono quelli
che azzeccano un primo libro quasi per caso, o dono di natura, e poi
non sanno andare avanti per non avere voglia o desiderio di lavorare
e crescere…
Michele Fascino prova – come dichiara – “amore per tutto ciò
che vive”, ne vuole comunicare l’essenzialità nella sua esistenza;
prova inoltre attrazione per “l’immagine dell’uomo e le figure
celestiali” – ne consegue una riflessione generale su quanto ci sta
intorno che probabilmente andrebbe raffinata, selezionata, filtrata
– per ora ci si deve accontentare dell’onestà intellettuale e della
articolata capacità di scrittura in cui tale onestà prende forma.
Scrutando l’orizzonte (e anche oltre, viene da osservare,
leggendo questa silloge ricca di spunti e testimonianze), il poeta
emergente si fa largo nella vasta terra dei sentimenti, si avvicina
al dire in parole che sappiano come dire quei sentimenti, si fa
strada nella poesia per trovarvi una stanza sua in cui abitare ed
essere se stesso.
Composta, quasi interamente, nell’infuocato giro di due mesi
appena, la raccolta ha una evidente compattezza espressiva (anche
negli intermezzi in prosa), pur aprendosi a temi diversi. Il
prefatore Carmine Brancaccio – che è poeta, nonché direttore della
collana “Fermenti” nella quale appare il libro – brinda alla “verità
saggia” del “giovane autore” apripista, accettando, anzi lanciando
la scommessa: un molisano tenuto a battesimo da una editrice
molisana, farà onore e terrà fede all’impegno, e ricambierà la stima
che gli si accorda. Si può sottoscrivere tale sentimento di attesa
che pure anima la postfazione di Maria Pia De Martino: si può
chiedere tranquillamente a Michele Fascino di non avere fretta, ma
la sua poesia, anche se deve “ancora corroborarsi”, può considerarsi
davvero “germoglio di un albero forte e sano”, ed è un augurio
importante.
Un augurio che vale ovviamente anche per l’editore Iannacone,
mai stanco, malgrado le difficoltà oggettive che ha una casa
editrice piccola e periferica come la sua, mai stanco di dare
fiducia alle nuove realtà culturali e incoraggiarle offrendo un po’
di spazio, un angolo di collana o addirittura una collana nuova, a
chi altrove non avrebbe modo di farsi notare, nemmeno di
presentarsi.
Giuseppe Napolitano
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