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Lavori come questo vanno dritti al cuore
e alla mente del lettore anche distratto. Essi infatti lo
trasportano nella situazione psicologica universale del figlio che
ripercorre il proprio tracciato genetico come portando la fiaccola
della vita del genitore, e propria. In fondo la specie non ci chiede
altro che fare da staffetta per cui – non è divertente dirlo –
divenuti genitori a nostra volta, il nostro compito esistenziale
sarebbe concluso. Un individuo qualsiasi non ci fa caso ma nemmeno
chi sa, se la sente di rinunciare ad un sèguito senza limite. Il
bisogno di sussistere è la trasfigurazione del bisogno di essere
immortali! I pensatori sono una categoria antropologica sui generis!
Essi amano e soffrono in misura e modo eccezionali per un
ipersviluppo della coscienza ma sono essi stessi che consentono alla
specie di evolversi dall’animalità alle vette del cielo creando
tutta quella scienza e tutta quella tecnologia che sono tutto il
bene e tutto il male della civiltà ma anche l’unica risorsa per non
stagnare e morire di sé stessa (come purtroppo sta accadendo).
Amerigo Iannacone è un pensatore ed uno scrittore di tutto rispetto
e dalla parte positiva dell’evoluzione: con queste pagine rende il
meritato onore al suo predecessore – alla conditio sine qua non
del suo modo di esistere. In altre parole, egli, dopo avere
attentamente ascoltato dalla viva voce del padre la rappresentazione
della di lui vita militare nella Seconda Guerra Mondiale e della di
lui prigionia nei lager tedeschi, ed avere accuratamente annotato
fatti e date, coglie l’occasione per ripercorrere a volo d’uccello
la vita paterna mentre gli fa narrare, a sua volta le di lui
vicissitudini belliche, particolarmente perigliose e quasi eroiche
dopo l’armistizio con gli Angloamericani e l’inizio delle ostilità
con gli ex alleati nazisti.
Queste pagine si leggono d’un fiato non solo perché il vissuto ha un
fascino particolare su tutte le persone sensibili ma anche perché la
lingua di Amerigo Iannacone è lessicalmente precisa, formalmente
forbita, a volte poetica e toccante specie quando rievoca i ricordi
infantili, in cui ci ritroviamo un po’ tutti e con nostalgia. E sono
sempre i piú belli, emotivamente, non perché si stesse
economicamente meglio ma intanto solo perché si era molto piú
giovani, per meglio dire agli albori di quest’avventura parabolica,
che è l’esistenza.
Dalla
prefazione di Carmelo R. Viola
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